Prime Esperienze
Primo bacio al buio
25.04.2026 |
1.855 |
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"Valéry era ancora rossa in viso, il vestito stropicciato, le mani che tremavano ancora..."
Primo bacio al buio – Dario e ValéryL'incontro
Si erano scritti per tre settimane su Messenger. Prime chiacchiere leggere, poi il gioco si era fatto più intenso. Foto. Audio. Desideri confessati a mezzanotte. Valéry, 42 anni, bionda naturale, occhi verdi e un corpo che nemmeno a vent'anni aveva mai avuto così consapevole. Dario, 47, bruno, sguardo magnetico, mani grandi. Si erano dati appuntamento al cinema. Un multisala di periferia, il film dell'ultima ora, quello che nessuno andava davvero a vedere. L'orario: le 16.30 di un giovedì.
Valéry è arrivata per prima. Indossava un vestitino estivo, leggero, azzurro. Sotto, niente reggiseno. Lo sapeva. Lo aveva scelto apposta per lui. Dario è arrivato dieci minuti dopo. Si sono salutati con un sorriso imbarazzato, due caffè al bar del cinema, mani che si sfiorano mentre prendono lo zucchero. Poi il buio della sala.
Il film è iniziato. Ma nessuno dei due lo guardava. La sala era quasi vuota. Qualche coppia sparsa qua e là, seduta lontana. In fondo, due ragazzi che si scambiavano baci furtivi. A destra, una quarantina d'anni come loro. Ma tutto sommato, l'oscurità era generosa.
Dario ha posato la mano sulla coscia nuda di Valéry. Lei ha trattenuto il respiro. Ha sentito il calore delle sue dita attraverso la pelle. Ha aperto appena le gambe. Un invito. Lui ha accettato. Le sue dita sono risalite lentamente, disegnando cerchi sulla sua carne. Lei si è morsa un labbro. Ha abbassato lo sguardo verso il grembo di lui.
E lì ha visto l'impossibile.
I jeans di Dario erano tesi come una corda di chitarra. Un rigonfiamento enorme, sproporzionato, quasi surreale. Valéry ha deglutito a vuoto. «Ma…», ha sussurrato. Lui ha sorriso. «Te l'avevo detto che ero ben dotato. Non mi hai creduto.»
Lei non aveva creduto. Pensava fosse uno dei tanti che esagerano su Messenger per farsi belli. Invece. Invece quella cosa lì era un'arma. Un'arma da fuoco carica e pronta a sparare.
Il gioco
Valéry ha infilato una mano nei suoi jeans. Non ci stava. Ha dovuto sbottonarli, tirare giù la zip lentamente, senza fare rumore. Ha infilato le dita nell'elastico delle mutande. Poi ha toccato. E ha capito.
Quel membro era grosso come il suo polso. Lungo. Duro. Caldo. Una vena pulsava lungo tutto il fianco, come un serpente che respirava sotto la pelle.
«Oddio», ha mormorato Valéry. Non era un'impressione. Era enorme. Davvero.
Dario ha preso il suo viso tra le mani e l'ha baciata. Un bacio lungo, profondo, con la lingua. La bocca di Valéry si è aperta, accogliendolo. Il gusto del caffè, il calore dei corpi che si avvicinano. Lei ha iniziato a muovere la mano su di lui, lentamente, avanti e indietro, esplorando ogni centimetro. Lui ha gemito contro la sua bocca. Un suono soffocato, animalesco.
«Devo fermarmi», ha sussurrato Dario, staccandosi di colpo. «Se continui, vengo qui e ora.»
«E allora?» ha risposto lei, provocante.
«Allora voglio che venga tu prima.»
L'attenzione delle altre coppie
Intorno a loro, il cinema pulsava di una tensione invisibile. La coppia di destra aveva smesso di guardare il film. L'uomo si era girato sulla poltrona, osservandoli con la coda dell'occhio. La sua compagna aveva una mano infilata nei suoi pantaloni. Si toccava. Guardandoli.
I due ragazzi in fondo non si baciavano più. Sbirciavano. Mormoravano qualcosa. Ridevano sottovoce. Ma i loro occhi erano fissi sulle mani di Valéry che si muovevano sotto la zip abbassata di Dario.
Nessuno guardava più lo schermo.
E poi è successo. Dario ha allentato il bacio, ha portato la mano libera sotto il vestito di Valéry, ha scostato il pizzo delle mutandine bagnatissime e ha infilato due dita dentro di lei. Poi tre. Lei ha afferrato il bracciolo. Le unghie affondate nella plastica. Ha chiuso gli occhi.
«Non fermarti», ha implorato.
Lui non si è fermato. Le sue dita si muovevano dentro di lei con un ritmo perfetto, mentre il pollice le sfiorava il clitoride, appena, appena, un tocco che la faceva sobbalzare. Valéry emetteva piccoli gemiti, labbra serrate, cercando di non farsi sentire. Ma il corpo parlava per lei. I fianchi che si alzavano dalla poltrona. Il respiro affannoso. La mano che stringeva il membro di Dario ancora più forte.
Lui era sull'orlo. Si vedeva. Il suo pene pulsava nella mano di lei, duro come l'acciaio. «Se non smetto adesso, vengo», ha soffiato Dario. «Ma voglio vederti venire prima.»
Ha accelerato con le dita. Un movimento deciso, sicuro. Ha piegato le dita all'interno, trovando quel punto che fa impazzire ogni donna. Valéry ha perso il controllo. Un gemito lungo, gutturale, le è sfuggito. Poi un altro. Poi un urlo soffocato nel palmo della mano di Dario che le ha coperto la bocca.
Lei è venuta. Forte. Con le gambe che tremavano, il bacino che si sollevava dalla poltrona come un'ondata. È durato secondi che sembravano eterni. Dario ha sentito le sue pareti interne contrarsi attorno alle sue dita, una, due, tre volte. Spremere. Accarezzare. Ringraziare.
Il film era finito. Nessuno lo ricordava. Le luci si sono accese. Valéry era ancora rossa in viso, il vestito stropicciato, le mani che tremavano ancora. Dario aveva i jeans ancora aperti. Si è sistemato in fretta.
La coppia di destra si è alzata. L'uomo ha incrociato lo sguardo di Dario. Ha annuito, appena. Un sorriso. La sua donna aveva le guance accese. Si sono allontanati a braccetto.
I due ragazzi sono usciti ridendo, ma uno di loro si è girato un'ultima volta. Ha guardato Valéry e ha sussurrato qualcosa all'amico. Complimenti. O forse invidia.
Dario ha preso la mano di Valéry. Le ha accarezzato il palmo con il pollice. «Ti va un caffè?»
Lei ha sorriso. «Sì. Ma dopo... portami a casa tua.»
Non hanno bevuto il caffè.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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